A Torino, questa mattina, si è tenuta la prima udienza preliminare del processo per la sparatoria consumatosi il 5 giugno del 1975 a Cascina Spiotta.
Questa mattina si è tenuta al tribunale di Torino la prima udienza preliminare per la sparatoria che si è consumata il 5 giugno del 1975 a Cascina Spiotta, ad Arzello, frazione del comune di Melazzo (Alessandria). Un conflitto tra i brigatisti – che avevano rapito l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia – ed i carabinieri. Nella sparatoria persero la vita Mara Cagol e l’appuntato Giovanni D’alfonso.
Gli occhi ora sono puntati su quattro uomini, tra questi anche l’ex brigatista Lauro Azzolini imputato principale. Secondo i pm Emilio Gatti e Ciro Santoriello, i quattro sono quelli che, insieme a Mara Cagol, hanno tenuto in ostaggio l’imprenditore, che va ricordato riuscì a salvarsi perché scappò dalla cascina. Inoltre, secondo i pm, sarebbe da imputare ad Azzolini l’omicidio dell’appuntato dell’Arma, dunque, potrebbe essere accusato di omicidio volontario con l’aggravante delle finalità terroristiche.
A finire a processo, ma per concorso morale Renato Curcio, nonché il fondatore delle Br e capo della colonna milanese, Mario Moretti e, infine Pierluigi Zuffada, si tratta dell’unico presente nel corso dell’udienza. Nel 2021, il figlio del carabiniere ucciso, Bruno D’Alfonso, insieme all’avvocato che lo assiste, Sergio Favretto, ha chiesto la riapertura delle indagini ed era anche riuscito a portare nuovi spunti investigativi sul caso.
“Sono felice –ha dichiarato Bruno D’Alfonso, come riporta Il Corriere della Sera- che gli sforzi profusi negli ultimi anni abbiano prodotto una rivalutazione della vicenda, che permette di dare dignità alla memoria di mio padre. Questo processo ricostruisce una verità a lunga taciuta”. D’Alfonso si è costituito parte civile, insieme alle sorelle Cinzia e Sonia e la madre. Esclusa, invece, l’Associazione familiari vittime del terrorismo che, va ricordato, a quel tempo non era ancora stata fondata.
Davide Steccanella, avvocato che difende Azzolini, ha parlato di un processo paradossale riferendosi a quello che questa mattina è iniziato nelle aule del tribunale della città della Mole. Si tratterrebbe, ad avviso del legale, di una vicenda di quasi cinquant’anni fa e nata in un contesto storico assai diverso “dove a essere chiamati in causa sono degli ottantenni – ha continuato l’avvocato Steccanella- che hanno già fatto anni e anni di galera”.
Questa mattina, dunque, è partito il processo al tribunale di Torino ed è stata fissata la prossima udienza per il 16 ottobre. Il gup avrà modo di decidere sulle eccezioni che sono state portate e discusse in aula e fra queste ci sono anche quelle legate alle intercettazioni e sul rinvio a giudizio.
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